Area Festeggiamenti
La pista (il brear – la balera)
La pista da ballo è una pedina fondamentale per la buona riuscita di una sagra paesana. Non esiste sagra che si rispetti senza un angolo dedicato al ballo e alla musica. Molte volte è oggetto di critiche da parte degli esperti ballerini: troppo corta, troppo lunga, troppo piccola, troppo ruvida, troppo liscia, …l’importante è che ci sia! Così, dopo aver deciso di iniziare la sagra, la pista è stata uno degli argomenti principali da affrontare.
La prima pista, costruita in occasione della prima cena realizzata al parco Burgos come prova di sagra, è stata un opera d’arte di ingegneria, progettazione e realizzazione. L’opera è stata realizzata dei geometri Remo Moro e Moras Luca, con l’aiuto di altre persone. Sono state impiegate ore di progettazione, metri cubi di legno, quintali di chiodi, migliaia di picchetti, e sono stati utilizzati i migliori strumenti in circolazione (livelli al laser, livelli a mano, livelli a occhio, …) e molta fantasia. Il tutto per realizzare una pista 4 x 4! Un capolavoro! Senza nessun tipo di difetto! Qui si sono esibiti i primi artisti “internazionali” della Sagra al Parco: il mago Daniele Campagna, l’assistente Pagura Ruggero e l’orchestra Giovanni Angeli (a Castions dopo dieci anni si è ritornati a suonare e ballare!).
Da questo momento la pista inizierà a girare per tutto il parco, fino a trovare pace e tranquillità nella struttura in cemento costruita al suo ingresso.
La seconda evoluzione è stata la sfida al “colle”. Non si sa da quale testa malata è uscita l’idea di spostare la pista sulla collina. Sicuramente un posizione più centrale e consona ad una pista, ma altrettanto più difficile da realizzare. Per alcuni anni è stata realizzata proprio in questo posto, con il palco sulla parte più alta della collina e la pista subito di fronte. Un dislivello di circa 1 mt circa considerando che da una parte le travi venivano interrate e dall’altra venivano rialzate di 50-60 cm. La volontà di fare bene era tanta e niente spaventava. In questi anni se ne sono viste di tutti i colori. Squadre di addetti alle travi, al pianale, ai picchetti, agli spessori, al livello, al mazza da 10 kg, ai rifornimenti (birra, vino, salame e piastre), ecc… tutte pronte ad ogni occasione a prendersi in giro e a divertirsi lavorando per la sagra.
Conis e breis e la pista è fatta!
I “capi” cantiere erano sicuramente Gigi, Omero, Riccardo, ecc., il “capo” mazza da 10 Kg era Dino Sellan, “capo” spessori Maurizio (telaio) sempre pronto ad infilarsi sotto il pianale per compiere il proprio lavoro, “capo” rifornimenti erano tutte le persone che avevano piacere di passare un quarto d’ora a ridere. Sono stati anche gli anni delle prime critiche, anche perché la sagra cominciava a prendere forma e i ballerini si facevano più esigenti. C’era chi lamentava di rimanere incastrato con i tacchi nelle fessure sfuggite agli occhi attenti dei tecnici, di inciampare sui dislivelli fra pianali, di scivolare troppo (specialmente sui pannelli in truciolare utilizzato per allargare la pista che al contatto con l’acqua si trasformava in una pista di ghiaccio).
La terza evoluzione è stata la realizzazione, sempre con travi e pannelli in legno (brear), però sulla prima isola verde all’ingresso al parco. I motivi sono stati molteplici: la volontà di coprire un po’ tutto il parco, la necessità di lasciare più spazio alla frasca dato che i suoi clienti incominciavano ad invadere la collina, e la facilità di montaggio dato che l’isola era quasi in piano. Ci fu in questa edizione una svolta simpatica per chi la racconta adesso ma non tanto per chi la vissuta in quel momento: la nascita della “Genifer”! Cos’è la “Genifer”? Una copertura enorme per il palco dell’orchestra progettata, costruita e installata in tre giorni e tre notti. Infatti ci siamo trovati a tre giorni dall’inizio sagra con un verdetto negativo da parte degli organi di controllo sulla struttura fin d’ora utilizzata. Grazie all’ingegno di un gruppo di giovani, alla ditta Ornella che ci aperto i portoni della propria officina in fiducia siamo riusciti ad aprire sagra.
La terza evoluzione è stata ben accolta da tutti. I tecnici perché lavoravano meno (a parte l’episodio della copertura), i ballerini perché ballavano in una quasi vera pista e non in un percorso ad ostacoli come prima, e i clienti della frasca perché stavano più comodi e tranquilli. Da non tralasciare che il parco veniva così tutto occupato ed illuminato.
La quarta ed ultima evoluzione è stata realizzata in cemento con un contorno di sassi di fiume, il palco su un terrapieno con un muretto di contenimento in sasso, con una copertura fissa a semicerchio realizzata con un telo centinato. È rimasta sulla stessa isola verde, è cambiato solo l’orientamento. Ora si trova direttamente all’ingresso. Un bel progetto e molto ben integrato nell’ambiente.
Tanciu claps e pucis breis… e la pista è fatta!
La progettazione è stata curata dal geometra Remo Moro e la realizzazione è stata da parte di un gruppo di persone capitanata dall’occhio vigile di Battista Ornella. La struttura è stata finanziata completamente con i risparmi di anni di sagra ed è stata lasciata la proprietà al Comune. La soddisfazione degli organizzatori è di aver realizzato una struttura fissa che serve alla sagra ma allo stesso tempo può servire a tutti, infatti ci sono già state delle manifestazioni esterne alla sagra tipo il “Cinema all’aperto” organizzato dalla Pro loco.
In questi 15 anni la pista ha seguito pari pari l’evoluzione della sagra. I primi anni caratterizzati dell’ingegnosità, dalla volenterosità e dall’allegria. Gli anni di mezzo caratterizzati dalla ricerca della qualità, della semplicità e dell’allegria anche per gli ospiti della sagra. Gli ultimi anni caratterizzati dal raggiungimento della qualità, della semplicità e il consolidamento dell’allegria per tutti.
La cucina
La cucina, il chiosco e la pista sono tre strutture base per una sagra. La cucina ha una grande importanza perché è grazie alla qualità e alla varietà dei cibi che spesso una sagra ha successo. Non siamo in grado di elencare tutti i piatti, oltre ai tradizionali, che in questi anni sono stati proposti con più o meno successo: dalle lumache, alle sardelle in “saor”, al pollo allo spiedo, al tomino, al piatto del parco, ecc… . Ogni anno infatti c’erano sempre nuove proposte per cercare di soddisfare sempre di più i clienti. Bisogna inoltre sapere che per ogni piatto nuovo c’erano delle prove da fare, delle strutture da modificare, degli attrezzi da acquistare.
Anche l’ambiente di lavoro negli anni ha avuto notevoli mutamenti. Si è partiti l’anno della prima cena, con una cucina improvvisata in parte all’aperto e in parte all’interno del magazzino della casetta del parco. Naturalmente veniva tutto cucinato con strutture volanti. Anche i cuochi erano improvvisati a parte l’aiuto di qualche persona adulta che dirigeva il tutto come la Graziella e Gigi Cantarutti.
Sicuramente non saremmo mai riusciti ad acquistare fin dall’inizio tutto il necessario per realizzare la cucina. Solo con l’andare degli anni, un po’ alla volta siamo riusciti ad avere delle strutture e attrezzature nostre. Sono state acquistate delle piastre, dei frighi, ecc… è stato realizzato il pavimento in cemento con gli impianti di acqua e gas fissi già in previsione di una struttura fissa futura che sarebbe potuta servire non solo per la sagra.
Con il passare del tempo lo spazio si faceva sempre più piccolo perché la sagra continuava a crescere, così è stata aggiunta per alcuni anni una cucina mobile che serviva per cucinare i primi. In seguito il magazzino della casetta del parco è stato attrezzato con fornelli, frighi e friggitrici così da poter sostituire la cucina mobile. Da questo momento in poi, infatti, la cucina si è divisa simpaticamente in cucina alta e cucina bassa, e cioè cucina dei primi piatti e della carne.
Sicuramente non saremmo mai riusciti ad acquistare fin dall’inizio tutto il necessario per realizzare la cucina. Solo con l’andare degli anni, un po’ alla volta siamo riusciti ad avere delle strutture e attrezzature nostre. Sono state acquistate delle piastre, dei frighi, ecc…è stato realizzato il pavimento in cemento con gli impianti di acqua e gas fissi già in previsione di una struttura fissa futura che possa servire non solo per la sagra.
Con il passare del tempo lo spazio si faceva sempre più piccolo anche perché la sagra continuava a crescere, così è stata aggiunta per alcuni anni una cucina mobile che serviva per cucinare i primi. In seguito il magazzino della casetta del parco è stato attrezzato con fornelli, frighi e friggitrici così da poter sostituire la cucina mobile. Da questo momento in poi infatti la cucina si è divisa simpaticamente in cucina alta e cucina bassa, e cioè cucina dei primi piatti e della carne.
La cucina è sempre stato un ambiente dove si lavora parecchio e dove ci si diverte altrettanto. Spesso le due cose vanno in comune accordo. Quando si lavora tanto si è più contenti perché la serata è andata bene, quando si lavora poco vuol dire che non c’è da stare allegri. Sembra fin strano però è proprio così!
È anche vero che è sempre stato l’ambiente più difficile da amalgamare perché si doveva mettere assieme l’irruenza dei giovani e l’esperienza degli adulti. Spesso sfociavano in veri è propri scontri, ma con l’andare del tempo, la crescita della maturità della sagra ha permesso di raggiungere un’ottima armonia anche fra persone di diversa età. È forse questo uno dei più bei motivi per dedicare un po’ di tempo alla sagra del paese.
La Frasca
Per sviluppare un’idea ci vogliono le giuste opportunità. Il fatto che Marco lavorasse in un azienda vinicola e che avesse il padre falegname fu un buon corroborante per l’idea che gli venne un giorno: costruire una struttura in legno che fosse dedicata alla mescita e vendita del vino durante i festeggiamenti.
C’era ora da mettere in pratica l’idea..
Il legno per la struttura un po’ lo comprammo e un po’ lo recuperammo dalla mitica falegnameria Pellegrini. Per il rivesti memento ci recammo in un deposito di squars e mentre il “palo” ubriacava di chiacchiere il gestore noi caricammo una quantità di squars leggermente superiore al pattuito. Recuperato il materiale la squadra si mise al lavoro e come Dio comanda la frasca fu finita in sei giorni!!
Il primo anno pochi erano a conoscenza dell’esistenza di un’enoteca alla sagra, così spesso il friulano che arrivava un po’ in anticipo rispetto all’ora della cena e alla moglie, si trovava solo davanti al bancone. Un po’ si guardava intorno, un po’ faceva il giro del laghetto ma poi vinto dalla sete si presentava davanti a te e con candida voce ti diceva: nini un tai di chel bon, e un encia par te.
Col passare degli anni la frasca, come la vita, si è allargata. I vini sono scelti con cura e non mancano le chicche.
La Sbecoteca
Forse era il 1997 o forse il 1998 ma comunque sicuramente prima del 2000.
In quegli anni ci venne l’idea di creare la SBECOTECA.
Veramente l’idea venne a Diego Vignotto che dopo qualche anno dietro il chiosco della Frasca ben conosceva le esigenze di coloro che per gustare un bicchiere del buon vino offerto chiedevano: “Veisu alc da sbecotà?” All’inizio la Frasca era riuscita ad accontentare la clientela con qualche crostino ma bisognava diversificare l’offerta e non ci si poteva appoggiare alla cucina. L’unica soluzione era costruire un altro chiosco. E allora via!
Approvvigionamento materia prima da Gregoris Legnami; costruzione presso Falegnameria Pellegrini.
Si, diciamo la verità: avremmo anche potuto metterci meno tempo per la realizzazione ma … era estate… tutti amici… tanto caldo… tanto sole… una birra… implanta un claut… va a cjapà un pocja di aria… un sir cul trator par i cjamps… sea un toc… un’altra bira… un altri claut… un panin cul salam… una pastasuta… e poi tutti a riposare come ramarri sul prato di Luca.
Ma alla fine ce l’abbiamo fatta ed è venuto il momento di installarla al Parco e anche qui… era estate… tutti amici… tanto caldo… tanto sole… una birra…e poi tutti a riposare come ramarri sull’erba!
La fiorentina
Quando tre “gordi” discutono di cibo non si sa mai dove si va a parare.
Una sera di primavera si discuteva con il Vu e Andrea su come dare una fisionomia gastronomica alla sagra. Per stare nel piccolo, solo a livello comunale eravamo circondati da sagre che avevano già da tempo la loro tipicità. Gli altri avevano gli asparagi, le patate, i gamberi. Noi umilmente avevamo solo dei festeggiamenti, senza un alimento che ci caratterizzasse. Cosi quella sera ci mettemmo a buttar giù una serie di abbinamenti da poter proporre in esclusiva ma ci si accorse subito che era abbastanza complesso trovare alimenti non sfruttati da altre sagre. Dopo una rapida lista ci si accorse che potevamo fare solo la sagra del cetriolo, del muflone o dello yogurt. ANCHE LE RAPE SI ERANO PRESI!! LE RAPE!!
Visto che abbinare un cibo alla sagra non era possibile rimaneva l’opportunità di proporre un pietanza che le altre manifestazioni non cucinavano. La risposta ci venne subito: LA FIORENTINA!
C’è da dire che Andrea prese subito seriamente l’idea e a dirla tutta a passare dalle parole ai fatti furono lui e il suo gruppo, la squadra di calcio a cinque dell’Hawakanawa.
Il decimo anno di sagra, dietro la frasca si ergeva una nuova cucina, dove al comando di Andrea i ragazzi dell’Hawakanawa facevano sfrigolare sulla piastra quei bei tagli di carne da un kilo. La cosa funzionava cosi: ti sedevi al tavolo, e mentre aspettavi la fiorentina, servita rigorosamente su piatto in ceramica, ti veniva offerto il classico antipasto friulano: crudo e formai.
Ora possiamo dire che finalmente anche i nostri festeggiamenti hanno il loro piatto esclusivo, anche se so che qualche altra sagra ha già cominciato a copiarci… W la ciccia!!
Pesca di beneficienza
Una sera alla Sagra di San Lorenzo stavamo piacevolmente conversando con una birra in mano. Eravamo davanti alla pesca di beneficenza quando, quasi per scherzo, qualcuno ha sollevato una questione: ma perchè a Castions, al parco Burgos, non abbiamo mai fatto la pesca di beneficenza?
Risposta fu semplice: nessuno si è mai posto il problema e nessuno, fino ad ora, si è preso la responsabilità. La cosa è finita li ma il seme era gettato…
Da li è partito tutto ed abbiamo cominciato a ragionare su cosa dovessimo fare e come dovessimo organizzare la questione. Siamo partiti in delegazione da Patrizia Pagura, la figlia del Narci per conoscere, almeno a grandi linee che cosa dovessimo fare: lei organizzava in precedenza la pesca alla “Sagra dal Pulivon”. Seconda tappa: Comune di Zoppola per conoscere la burocrazia dell’organizzazione, terza tappa il Don per la beneficenza, quarta tappa Flora per l’acquisto dei premi, quinta tappa premi più importanti messi a disposizione da varie aziende più o meno compiacenti, sesta tappa la struttura fisica della pesca come chiosco, settima tappa tipografia per la stampa dei biglietti, ottava tappa ricerca spasmodica di qualche strumento per tenere arrotolati i biglietti con strumenti eco-compatibili con il parco Burgos, nona tappa trovata a Flaibano la pasta per arrotolare i biglietti, decima tappa nonni della casa di riposo per arrotolare i biglietti, undicesima tappa lista premi divisa per importanza e numero di biglietti rossi, dodicesima tappa ….. apertura ufficiale della prima PESCA DI BENEFICENZA dei Festeggiamenti al Parco Burgos!

